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July 22 OCCUPAZIONI DELLE SCUOLE, NORME E SENTENZE DA CONOSCERE
A Napoli se un cronista decide di raccontare la verità rischia grosso" Inutile girarci attorno: a Napoli se un cronista racconta la verità
rischia grosso. E' un assioma tramandato dall'esperienza del mestiere e
svela un bieco avvertimento: la cocciutaggine professionale si paga a
caro prezzo. Il 27 marzo di cinque anni fa Annalisa Durante, appena 14
anni, è l'ennesima vittima innocente dei killer della camorra.
L'omicidio avviene in via Vicaria Vecchia a Forcella, un rione di
Napoli dove la camorra storicamente fa ciò che vuole. Lavorare in un
piccolo quotidiano (all'epoca Napolipiù, testata chiusa l'anno scorso)
ti permette in generale di non seguire le agenzie e la gerarchia delle
notizie ma di lavorare liberamente, costruirti rapporti di fiducia e
insinuarti nei ciottoli delle viuzze dove i clan sono padroni. Una
presenza costante la mia che si è incrociata con don Luigi Merola,
prete anticamorra di Forcella e Giovanni Durante, il papà di Annalisa.
Le cronache si fanno attente. Il primo colpo è stato - con la forza
della denuncia - far abbattere alcuni manufatti abusivi della famiglia
Giuliano che si affacciavano - vedi il paradosso - sul terrazzo della
scuola che a breve sarebbe stata dedicata alla memoria di Annalisa
Durante. Non solo. La rimozione di un muretto che bloccava l'accesso
delle volanti della polizia e una scala che serviva ai "signorotti" del
clan per fuggire da un vicolo all'altro in caso di blitz delle forze
dell'ordine. L'onda lunga dell'indignazione, l'iniziale tam tam
mediatico induce molti residenti del rione - nonostante le
frequentazioni con ambienti malavitosi - a recarsi dagli inquirenti e a
verbalizzare. Un fatto enorme per gente abituata ad entrare e uscire
dalla Questura in manette. Il processo sembra una passeggiata Salvatore
Giuliano non ha speranze: sparò ad Annalisa Durante. Ma qualche mese
prima dell' inizio del dibattimento accadono episodi molto inquietanti:
pestaggi, irruzioni in abitazioni, minacce. Le cosche non vogliono la
condanna di Giuliano. Hanno paura di un effetto domino giudiziario.
L'unica arma è avviare una potente campagna d'intimidazione ai
testimoni. Lo scrivo. Lo denuncio. Riporto notizie segretissime. Si
apre il dibattimento. Puntualmente comincia la girandola delle
ritrattazioni : "Signor presidente non ricordo", "Signor Giudice il
verbale è falso", "La firma non è la mia", "Io ai Giuliano li rispetto,
sono come uno di famiglia", "Mi sono sbagliato: quella sera io non
c'ero a Forcella". Esattamente quello denunciato su Napolipiù qualche
mese prima. Il 27 maggio 2005, a fine udienza in un corridoio laterale
all'aula 114 della Corte d'Assise del Tribunale di Napoli, mi blocca il
pluripregiudicato Luigi Giuliano, padre dell'imputato Salvatore e
cugino omonimo del padrino Lovigino, ex capo della Nuova Famiglia
(quella che negli anni Ottanta fece la guerra alla Nco di Raffaele
Cutolo) e mi dice: "Voi siete Capezzuto. Vorrei sapere come dobbiamo
fare con voi. Scrivete sempre contro la mia famiglia. Adesso dite che i
Giuliano stanno minacciando i testimoni...che li vogliamo fare
ritrattare....non è vero...quando scrivete gli articoli mettete delle
parole per far capire altre cose". Ribatto con la voce che mi trema:
"Faccio il giornalista, scrivo i fatti". Lui attacca: "Voi siete stato
sempre contro di noi. Il vostro giornale mette sempre in prima pagina i
Giuliano. Vi dico solo che dovete stare attento perché le disgrazie
succedono all'improvviso". Lo interrompo e gli chiedo : "Mi state
minacciando?". E lui :"No....vi sto dando un consiglio così evitiamo i
problemi". L'escalation è innescata. Il 2 Luglio 2005 Viene fatta recapitare alla Parrocchia di San Giorgio ai Mannesi una lettera anonima per minacciare me e don Luigi Merola di morte. In particolare nella missiva c'è scritto che farò la fine di Siani perché scrivo sempre in prima pagina le notizie contro i Giuliano. La lettera si conclude con due pupazzi decapitati. Lo stillicidio è solo all'inizio. Il 24 novembre 2005, sempre approfittando di una pausa processuale, i genitori di Salvatore Giuliano cioè Luigi e Carmela De Rosa più altre due persone mi fermano fuori l'aula. Carmela De Rosa dice: "Scrivi sempre delle minacce e delle ritrattazioni, noi non c'entriamo niente. Queste persone, i testimoni che hanno ritrattato ci hanno fatto solo un danno. Tu ce l'hai con noi e la mia famiglia. Stai contro Salvatore. Ti piace sbattere il mostro in prima pagina. Scrivi i particolari come è vestito, che cosa fa, come si muove" Interrompe Luigi Giuliano: "Scrivi che io sono un pregiudicato, tutta Napoli sa che io sono un pregiudicato, tu lo scrivi perché devi farci la guerra ma la guerra te la facciamo noi. Io ho tutti i giornali conservati, le cose non le dimentico...stai tranquillo". Riprende la De Rosa: "Tu vuoi vedere mio figlio con il vestito a strisce bianche e nere come si faceva tanti anni fa con il numero in petto. Sei un giornalista che fa di cognome Durante. Ti sei fissato...Stai sempre a fare le foto a Forcella e a parlare con la gente. Ti devi fare i cazzi tuoi, ci stai dando fastidio". Un fardello pesante. Ne parlo con il giornale e con Ottavio Lucarelli, l'unico, sempre accanto in ogni momento della vicenda. Ma un altro accadimento oscuro e gravissimo irrompe nella storia : due ragazzi in scooter gettano una bottiglia incendiaria nel palazzo dove abita Giovanni Durante. Un chiaro segnale. Non è finita. Mentre il processo Durante si avvia a conclusione giunge il 20 gennaio 2006 una telefonata in redazione dove una voce artefatta dice minacciosa �Ss' adda fa e cazzi suoi Capezzuto 'o si no 'o sparammo".... La redazione del giornale viene messa sotto tutela con una vigilanza saltuaria delle forze dell'ordine. Io comincio a scomparire firmando gli articoli con un pseudonimo e tralasciando purtroppo i particolari mentre le fasi conclusive del processo vengono affidate a un mio collega. Va avanti l'inchiesta nata dalle mie denunce insieme a don Merola e approda al rinvio a giudizio degli imputati. Nel frattempo Salvatore Giuliano esaurisce tutti i gradi di giudizio e ora sconta una pena definitiva a 20 anni di carcere. C'è lo spazio per la condanna dei testimoni che nel corso del processo hanno ritrattato la loro verità e l'apertura di un nuovo fascicolo d'inchiesta sui soggetti che a vario titolo misero in essere una strategia di minacce per intimidire i testi. Poi il capitolo minacce al cronista. Il processo viene celebrato davanti alla XI Sezione del Tribunale di Napoli - giudice Carlo Spagna - l'ordine dei giornalisti della Campania con il presidente Ottavio Lucarelli si costituisce parte civile (non è mai accaduto a Napoli). Del resto è già una rarità il fatto che un cronista minacciato trascini in aula i propri aggressori. Poi la cronaca di questi giorni. Una secca condanna per Luigi Giuliano a 2 anni e 6 mesi di carcere e per la consorte Carmela De Rosa a 2 anni e 2 mesi. Il giudice ha stabilito anche un risarcimento per il cronista di 10 mila euro e 25 mila per l'Ordine dei Giornalisti della Campania. Denaro che sarà devoluto in beneficenza alle associazioni che operano al rione Forcella. Conclusione: i cronisti non devono ritenere "fisiologico" diventare bersaglio di minacce e aggressioni. Occorre denunciare e andare fino in fondo anche tra l'indifferenza dei tanti, in primis i molti colleghi bravi solo a parole. Anche così si restituisce dignità alla professione. * giornalista de "SIl Napoli" gruppo Epolis http://www.articolo21.info/8743/notizia/a-napoli-se-un-cronista-decide-di-raccontare.html February 02 vaffanculo in tutte le lingue del mondoNel nostro partito politico manteniamo le promesse.
Solo gli imbecilli possono credere che non lotteremo contro la corruzione. Perché se c'è qualcosa di sicuro per noi è che l'onestà e la trasparenza sono fondamentali per raggiungere i nostri ideali. Dimostreremo che è una grande stupidità credere che la mafia continuerà a far parte del nostro governo come in passato Assicuriamo senza dubbio che la giustizia sociale sarà il fine principale del nostro mandato. Nonostante questo, c'è gente stupida che ancora pensa che si possa continuare a governare con i trucchi della vecchia politica. Quando assumeremo il potere, faremo il possibile affinché finiscano le situazioni di privilegio. Non permetteremo in nessun modo che i nostri bambini muoiano di fame. Compiremo i nostri propositi nonostante le risorse economiche siano esaurite. Eserciteremo il potere fino a che Si capisca da ora che Siamo il partito di FORZA ITALIA, la nuova politica ORA PROVATE A RILEGGERE PARTENDO DAL BASSO January 31 lo stesso che votò x il proibizionismo fu poi beccato x consumo di coca..
January 30 intercettazioniPer quanto riguarda il divieto di intercettazione, il disegno di legge del Consiglio dei Ministri le proibisce per lo stupro, il sequestro di persona, l'associazione a delinquere, l'estorsione, la ricettazione, la truffa, il furto, il furto in appartamento, la rapina, lo scippo, lo spaccio di droga al dettaglio, l'omicidio colposo etutti i reati finanziari.I media e TUTTI i politici stanno linciando Genchi (l'uomo nero delle intercettazioni, il Grande Orecchio) per quale motivo? Per due motivi. Uno è proseguire la guerra a quelli che, a Catanzaro, hanno osato sollevare il coperchio sul pentolone del letame che ribolliva e a ricominciato a bollire da quando De Magistris è stato cacciato e da quando i magistrati di Salerno, che avevano riaperto quel coperchio, sono stati a loro volta cacciati. (Why not, Poseidone e Toghe lucane, tre inchieste in cui il magistrato inquisì uomini politici, imprenditori e magistrati accusandoli di essere mischiati con i poteri oscuri della mafia e della massoneria) Bisogna proseguire nello sterminio di massa iniziato con De Magistris, proseguito con la Forleo, con il capitano Zaccheo che lavorava con De Magistris, con il consulente Sagona che lavorava con De Magistris, con i colleghi di De Magistris come il dottor Bruni che hanno voluto fare sul serio nel prosieguo delle sue indagini e sono stati ostacolati dai loro capi. Nello sterminio di Carlo Vulpio (giornalista esperto dell'inchiesta Why Not) che non si occupa più di questo caso perché ci capiva troppo, nello sterminio di Gabriella Nuzzi, Dionigio Verasani e il loro procuratore Apicella che sono stati fucilati alla schiena da un plotone di esecuzione plurimo, che sparava tutto nella stessa direzione, formato dal CSM, dal suo capo – il Capo dello Stato – dall'Associazione Magistrati che adesso sta tentando dei penosi ripensamenti, delle penose lacrime di coccodrillo e da tutta la classe politica. Voglio in qualche modo – sono disperati, ormai – dimostrare che a Catanzaro De Magistris e suoi hanno fatto qualcosa che non andava, perché sono tre anni che stanno cercando un pelino nell'uovo per dimostrare che c'era qualche irregolarità non in quelle enormi ruberie di fondi pubblici che si stavano scoprendo, ma nelle indagini e nelle persone di chi stava indagando. Questa è la prima ragione per cui Genchi è nel mirino. La seconda e fondamentale ragione per cui è nel mirino in questo momento l'ha detta Berlusconi, che ormai non se ne accorge neanche più ma confessa! "Intercettazioni, vi dico quel che farò”: “Una legge che taglia tutto, Bossi è già d'accordo, gli altri verranno convinti dallo scandalo Genchi. Non ho paura per me ma per la privacy degli italiani”. Lo fa per noi, naturalmente. Gli altri verranno convinti dallo scandalo Genchi: naturalmente non c'è nessuno scandalo Genchi, l'unico scandalo sono le porcate che ha scoperto Genchi per conto del PM De Magistris. Riassunto da un articolo di Marco Travaglio VoglioScendere.it January 23 gaza sanguina ancora..Basta con il massacro di donne e bambini!
Per lo stato di Palestina libero e democratico! Tutto il nostro sostegno al popolo palestinese e alla sua legittima resistenza! Due anni di barbaro e illegale assedio condotto impunemente da Israele hanno stremato la popolazione palestinese di Gaza e sono sfociati in orrendi massacri di centinaia di civili con lo scopo di provocare più vittime possibili (soprattutto donne e bambini, futuri procreatori). Tutto ciò sotto gli occhi dei governi cosiddetti democratici che considerano ancora le azioni di Israele “un legittimo atto di autodifesa”, come lo stesso stato sionista è solito mascherare. Ciò avviene perché il massacro in corso è perfettamente coerente con gli interessi strategici dei grandi gruppi finanziari e industriali del mondo, USA in testa, i quali vogliono uscire dalla crisi anzitutto ribadendo e rifondando il loro dominio coloniale sui popoli e le loro ricchezze. PIOMBO FUSO, DUNQUE, SU CHI OSA RIBELLARSI A QUEST'ORDINE DI CUI ISRAELE È DA TANTI ANNI ORAMAI UN PERNO DECISIVO. L’esercito israeliano non solo attacca continuamente l’area più densamente popolata al mondo con bombe al fosforo, all’uranio impoverito e con altre micidiali armi sperimentali (in barba a tutte le Convenzioni internazionali), ma in particolar modo prende di mira edifici scolastici, università, moschee, sedi di associazioni assistenziali UNRWA, scuole dell’ONU, giornalisti, ospedali, ambulanze. Intere famiglie sfollate vengono raggruppate in edifici dall’esercito israeliano e poi bombardate, con decine di morti, come denunciato da osservatori dell’ONU. Gruppi numerosi di giovani palestinesi vengono bendati, legati e torturati dall’esercito israeliano e trasferiti in campi di detenzione stile “Guantanamo” alla periferia di Gaza. L’accusa è di essere “combattenti illegali” (definizione usata dal criminale Bush per i detenuti di Guantanamo), quindi non soggetti a nessuna Convenzione Internazionale per prigionieri di guerra. Il fiume di sangue che scorre a Gaza non è altro che la continuazione del progetto sionista di pulizia etnica contro il popolo palestinese per la realizzazione di uno stato di pura razza ebraica iniziato con le bande terroristiche sioniste (Stern, Hagana, Lehe ecc.) degli ebrei europei arrivati in Palestina ancora sotto mandato britannico (aiutati dal governo imperialista inglese ancora prima della nascita dello stato di Israele), e oggi in via di realizzazione dai criminali di turno (Sharon, Olmert, Peres, Barack, Livni). Ciò è reso possibile dall’appoggio non solo dello storico alleato USA, ma anche dei paesi europei, Italia compresa che, con il pretesto e il ricatto del “senso di colpa” per lo sterminio di ebrei da parte del nazismo, coprono i loro legami economici e militari con lo stato sionista, rendendosi COMPLICI del GENOCIDIO del popolo Palestinese. Perciò non ci meraviglia il black out informativo imposto dalla maggioranza dei mezzi di informazione in occidente, soprattutto a causa di una fitta rete di infiltrati, simpatizzanti dei sionisti, celati da un mantello pacifista, che usano il loro potere per raccontare le menzogne israeliane, prendere le loro difese, dare giustificazione per le loro orrende azioni. NON FACCIAMOCI INGANNARE! USIAMO IL NOSTRO SENSO CRITICO! In questo modo saranno smascherati coloro che ingannevolmente dichiarano di appoggiare la causa palestinese. I mezzi di informazione sostengono che Hamas non rispetta la tregua. I FATTI DIMOSTRANO che Israele ha sempre violato la tregua mietendo continuamente vittime fra la popolazione civile. Sono la chiusura dei valichi della striscia di Gaza e la sua trasformazione in un campo di concentramento per un milione e mezzo di abitanti ridotti alla fame senza acqua, elettricità, medicinali, carburante, che hanno portato al fallimento della tregua. Resta comunque il fatto INDISCUSSO che Israele è un paese OCCUPANTE dei territori Palestinesi. Da più di 40 anni opprime, umilia e distrugge la vita dei palestinesi facendosi beffa di tutte le risoluzioni ONU, soprattutto quelle che impongono il ritiro totale dai territori di Cisgiordania e Gaza (risol. N. 224 – 338) e quelle che sanciscono il diritto ai profughi palestinesi di ritornare alle loro case e alle loro terre da cui sono stati cacciati nel 1948 (risol. N. 149). Ramallah, 12 gennaio 2009 Venti giorni di bombardamenti continui nella Striscia di Gaza, centinaia di morti e migliaia di feriti, la maggior parte dei quali sono bambini e donne indifesi. La sofferenza della popolazione sembra non avere fine. La maggior parte degli sfollati, dalle aree di confine verso le città, sono contadini e famiglie rurali. Costituiscono il 25% delle famiglie nella Striscia di Gaza e vivono nelle zone rurali lungo i bordi con Israele; tutte le aree rurali sono state al centro dell'attuale aggressione israeliana, e dipendono totalmente dagli aiuti di emergenza. Lungo il confine nord della Striscia 5 km di terra agricola sono sotto controllo militare, mentre sul lato est sono 3 i km di terra controllata; questo lascia la terra, già marginalizzata, ulteriormente isolata e inabitata. Di seguito alcuni primi fatti sulla situazione del settore agricolo e delle famiglie contadine della Striscia: − l'area totale di Gaza è di 35.600 ettari, di cui 17.500 sono terra agricola. 5.000 sono stati distrutti dall'esercito israeliano prima dell'attuale aggressione. Oltre il 70% dei rimanenti 12.500 ettari di terreni coltivati sono ora completamente isolati. − la maggior parte dei progetti zootecnici sono in aree rurali; essi sono ora distrutti dai carri armati o isolati, e comunque gli animali non possono essere accuditi dal 27 dicembre scorso. La distruzione degli allevamenti di pollame ha lasciato la Striscia senza forniture di uova e carne di pollo. La situazione potrà essere ulteriormente valutata solo dopo il cessate il fuoco. − l'80% dei prodotti agricoli di questa stagione sono stati distrutti; questo ha lasciato la popolazione senza le forniture minime di frutta e verdura fresche e ha alzato i costi sul mercato, per le famiglie che ancora hanno accesso al mercato. È da notare che, senza accesso ai cibi freschi, la situazione di malnutrizione della popolazione (già grave prima dell'aggressione) sarà ulteriormente aggravata. − tutte le reti idriche e di irrigazione sono state distrutte o non funzionano a causa della mancanza di elettricità. − le strade di servizio all'agricoltura e le serre sono state distrutte, soprattutto nelle zone rurali di Rafah, Khan Yunis e lungo il bordo est. Nella zona di Beit Lahia, per esempio, sono stati distrutti centinaia di ettari di orti. − decine di pozzi per uso domestico ed agricolo sono stati distrutti, oppure le loro pompe elettriche sono state messe fuori uso. − la potabilizzazione dell'acqua non sta funzionando per i tagli all'elettricità, e il pericolo di malattie legate all'uso di acqua non pulita è grave. C'è il pericolo che il bacino di contenimento delle acque nere di Beit Lahia esondi, e questo causerebbe danni enormi e un disastro sanitario. − i progetti di agricoltura domestica realizzati da Parc si stanno rivelando molto importanti per permettere alle famiglie di avere accesso ad un minimo di cibi freschi, uova e carne. − a causa del blackout elettrico e del freddo, le famiglie sono costrette a tagliare gli alberi nei propri giardini o lungo le strade per riscaldarsi, il che peggiorerà ulteriormente la situazione ambientale della Striscia. Le stime dicono che l'80% delle terre agricole sono distrutte, oltre alla devastazione delle infrastrutture del settore agricolo. Questo riduce anche le possibilità di ricominciare le attività agricole, con perdite economiche di circa un milione di dollari al giorno. January 16 8 giorni di lotta x la casaParaguay: violenta repressione della polizia al movimento dei senza casa.Articolo apparso su Ya Basta il 7 dicembre 2008.
Già cinque “sintechos” crocefissi per protesta.
costruzione di case popolari che doveva avvenire entro il 2008, a fronte di un impegno di 48 mila milioni di guaranì (circa 8 milioni di euro) che il Senato aveva approvato nel bilancio statale destinandolo allo scopo e che rischiano di essere incamerati dallo stato se non spesi entro l’anno. Alle proteste alle quali hanno partecipato migliaia di persone e che hanno bloccato le strade della capitale, la polizia ha risposto con le armi lasciando un morto, due feriti gravi, fra cui uno degli organizzatori ferito da un proiettile al collo e altri di minore entità. Ora la protesta si svolge nel centro di Asunción, davanti alla sede della Secretaría de Acción Social (SAS), incaricata all’esecuzione del programma, con la richiesta della destituzione dell’Amministratore dell’Ente Pablino Cáceres, accusato di incapacità per non aver a tutt’oggi concretizzato l’acquisto delle terre per la costruzione delle case popolari e per creare discriminazioni fra le varie associazioni che chiedono le assegnazioni escludendone una parte. Da venerdì due donne hanno iniziato un’azione di protesta clamorosa, facendosi crocifiggere davanti all’Istituto; la loro iniziativa è stata seguita da altri e oggi sono già cinque i “Sintechos” crocifissi per protesta, mentre altri si sono incatenati alle inferiate dell’Istituto iniziando uno sciopero della fame che intendono protrarre, al momento, fino al 25 di dicembre. Per oggi hanno annunciato altre ter crocifissioni.
evoluzione political'evoluzione politica e sociale è molto semplice quanto complessa..
saro il piu sintetico possibile 1 perche sono stanco e nn ho voglia di scrivere 2 perche altriemnti se nn parto con questo obbiettivo finisce che riscrivo la bibbia.. s ripercorriamo a ritroso al storia politica dell'uomo vediamo come ci siamo evoluti "" da sistemi monarchici-assolutisti-imperiali a graduali re distribuzioni di potere le prime civiltà veneravano l'uomo-dio poi siamo passati alla monarchia ed imperi ogni passaggio implica l'allargarsi della base di chi detiene il potere con l'impero l'esigenza di un organizzazione capillare porto un fenomeno nuovo la nascita degli intermediari (vassalli valvassini e valvassori ..) da qui la prima rovoluziono nn piu un singolo comanda ma nascono i congili dei cavalieri, la tavola rotonda qui clero e aristocratici si prendono la loro fetta (conquista del potere) poi 2 grande rivoluzione la borghesia nascente prende coscienza dle suo peso economico e quindi politico e fa una rivoluzione per rivendicare i propri diritti (rivoluzione francese) da qui in poi la piccola borghesia e i ceti minori cmq istruiti hanno sempr epiu spesso riposrtato inprimo piano istanze e lotte dalla rivoluzione francese in poi molte sono stati le lotte gli scioperio el contetsazioni popolari guidate o mono per rivendiacare diritti ora per quanto semplicistica questa fotografia sociopolitica dimostra come sia inevitabile il continuo divenire politico (sullla carta) chi sogna e crede nel comunismo e nell'anarchia n fa altro che aver voglia di qualcosa che naturalmente accadra..se e vero che dai lontani imperi ad oggi la partecipazione politico economica e sociale e crescita e vero anche che cio e avvenuto solo grazie a lotte e conquiste con prezzi molto alti.. nn è un evoluzione scontata ma una conquista possibile ecco eprche credo che oggi piu che mai sia importante camminare verso l'orizzonte e credere nell'utopia. January 09 risposta ai figli di provenzano RISPOSTA
....in sicilia si dice "l'erba tinta nun mori mai", cioè chi è cattivo lo sarà per sempre....Ma la speranza è l'ultima a morire. Di seguito una lettera di Giovanni Impastato, fratello di Peppino, in risposta ai figli di Provenzano. Articolo tratto da repubblica.it.Lettera aperta ai figli di ProvenzanoIl fratello di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia nel 1978, risponde ai figli di Provenzano dopo la lettera pubblicata dal nostro giornale
di Giovanni Impastato
"In risposta all’intervista rilasciata da Angelo Provenzano al giornalista di 'La Repubblica' Francesco Viviano voglio riferire alcune mie considerazioni. Credo di essere una delle persone ad avere più di altre la responsabilità e il diritto di intervenire, visto quanto ho vissuto e viste le vicende che hanno caratterizzato l’esistenza mia, di mio fratello Peppino e di mia madre Felicia.
Non è affatto questo il percorso più adatto per risolvere le contraddizioni che riguardano la propria vita quando è partorita da un ambiente mafioso, per distanziarsi da quest’ultimo e chiudere definitivamente i conti con esso. Quanto affermato da Angelo costituisce quasi una continuità con un certo modo tipico di pensare, che ribalta i ruoli, cela la verità e finisce per rendere ancor più complicato combattere una battaglia di giustizia nel nostro paese. Non è vero. Non è vero che Provenzano è stato ed è tuttora l’a gnello sacrificale utilizzato da uno Stato tiranno per coprire le sue malefatte. Non si possono negare le sue enormi responsabilità, la sua direzione dei lavori nella costruzione di un progetto criminale che ha causato ingenti danni economici, ha bloccato lo sviluppo di tutto il territorio siciliano, e, soprattutto, ha lasciato a terra centinaia di vittime. Certo non bisogna dimenticare le connivenze, il ruolo svolto da uomini delle istituzioni e da funzionari dei vari settori che hanno contribuito allo sfascio. Né si può negare l’esistenza di legami tra alcuni settori della vita politica, del governo e dei servizi segreti con ambienti della criminalità organizzata. Che sia chiaro, però, che Provenzano non è stato strumentalizzato da questo sistema, ma è stato un suo complice, anzi, uno dei suoi animatori, ed è per questo che è stato ricompensato con le protezioni che gli hanno garantito una tranquilla latitanza durata quasi mezzo secolo. È facile riferirsi nei propri discorsi ad entità astratte, quasi incorporee, a concetti genericamente intesi come “lo stato” e “la mafia”. In entrambi i casi parliamo di organizzazioni composte da uomini, a volte corrotti nel primo caso, ma spesso onesti, ligi al dovere, disposti al sacrificio…uomini come Falcone e Borsellino; nel secondo caso solo criminali. E la mafia…sappiamo bene oggi che cosa sia la mafia, come sia strutturata, come al centro converga il potere criminale, attorno al quale si sviluppa un sistema di rapporti con il mondo dell’economia e della politica, tramite gli appartenenti alla cosiddetta borghesia mafiosa, come afferma Umberto Santino. Provenzano non appartiene a quest’ultimo settore, non è stato autore di reati finanziari o simili: è stato un assassino, un mandate di un numero imprecisato di omicidi, è stato capo assoluto di Cosa Nostra per decenni e come tale va considerato e giudicato, non solo nelle aule dei tribunali. Che il fenomeno mafioso sia sopravvissuto alla sua cattura dimostra solo come abbia fatto bene il suo lavoro. Come lo dimostra la diffusione che oggi ha la cultura mafiosa, che non è un atteggiamento mentale connaturato all’essere siciliani, ma è un modo di agire, di intendere i rapporti sociali e la fornitura di servizi, come la necessità dei propri diritti, che è stato diffuso, che si è propagato proprio a partire da Cosa Nostra, da quell’a pparato ingigantito e rafforzato dalle strategie dei più noti boss e, soprattutto, dalla reggenza dello stesso Provenzano. La cultura mafiosa, del resto, pare quasi contaminare le parole dello stesso Angelo, come il comportamento dei suoi familiari. Per liberarsene non bisognerebbe rinnegare il padre, negare a lui il legame d’a ffetto, ma rompere con il suo ruolo e condannare con decisione le sue azioni criminali. Qualche tempo fa, in occasione della cattura del padre, scrissi ad Angelo e a suo fratello Francesco una lettera aperta, chiedendo loro di percorrere questa strada, di divenire parte della società onesta, di compiere una rottura netta, così come abbiamo fatto io e mia madre Felicia seguendo l’esempio di mio fratello Peppino, che più di tutti ha pagato per il suo coraggio e la sua voglia di sottrarsi ai condizionamenti mafiosi, e, nonostante tutto, ha conquistato la sua libertà e ha regalato a noi la nostra. Noi non abbiamo mai negato che la nostra famiglia aveva origini mafiose, che mio padre era un’appartenete a Cosa Nostra, così come alcuni suoi fratelli, e che mio zio Cesare Manzella è stato capomafia fino al 1963, ma abbiamo rotto con quanto era da loro rappresentato. Non è questione di pagare per le scelte del padre, ma di fare la scelta, quella decisiva. E se non vorranno farla, Angelo e Francesco, seguendo la loro cultura, si ricordino che non sono loro le vittime dello Stato, i perseguitati, ma siamo noi cittadini onesti ad essere stati e ad essere tuttora vittime di quel sistema politico-mafioso le cui basi hanno gettato proprio Provenzano e gli altri come lui". (01 dicembre 2008) January 07 basta massacri !!!Oggetto: BASTA MASSACRI, BASTA CON L’ASSEDIO, BASTA OCCUPAZIONE Quello che sta avvenendo a Gaza non è più nemmeno una guerra: è solamente un massacro. L’artiglieria israeliana continua l’opera di distruzione cominciata con i bombardamenti aerei. Se l’obiettivo politico-militare è quello di dare un colpo definitivo alla resistenza palestinese cancellando ogni possibile dirigenza politica nella Striscia di Gaza per molti anni, gli obiettivi diretti sono molti: case, scuole, ospedali, moschee, mercati…. Ancora una volta le lacrime di coccodrillo dei vari liberal, in Israele e in Occidente, piangono gli “effetti collaterali” di una guerra “necessaria perché difensiva”. E chiedono a Israele “moderazione”, esprimendo comprensione perché subisce continui attacchi missilistici. E sanno di mentire. Non ci piacciono i missili, per quanto rudimentali, sui cittadini israeliani. Ma sappiamo che sono solo l’ultimo pretesto di un’occupazione che ha come obiettivo impedire la nascita di una Palestina indipendente e sovrana (o, peggio ancora per i sionisti al governo, di uno stato democratico bi-nazionale) . I nostri liberal dimenticano, perché complici, che Israele ha violato per primo la tregua il 4 novembre scorso; che Israele da due anni ha posto la Striscia di Gaza sotto un assedio criminale; che Israele ha come obiettivo politico quello dell’eliminazione di ogni organizzazione palestinese indipendente fin dal 1948; che Israele continua l’occupazione dei territori palestinesi e aumenta la costruzione delle sue colonie illegali… E dimenticano che Israele può farlo perché Stati Uniti e paesi europei – Italia in prima linea – permettono che lo faccia; perché collaborano alla buona riuscita dell’assedio di Gaza e dell’occupazione (finanziando il Muro e i Check Point); perché aiutano Israele con le loro armi e gli accordi militari. E l'Italia interviene attivamente a fianco di Israele anche con la missione Unifil che oggi dimostra la vera natura che denunciammo allora di fronte agli entusiasmi della sinistra di governo I nostri governi non sono silenziosi: sono complici della guerra di Israele. In questi giorni molte sono state le manifestazioni contro la guerra, dalla Palestina al mondo arabo, da Tel Aviv alle città italiane. In queste ultime migliaia sono stati i giovani arabi, islamici e non, a partecipare, a dimostrare la loro rabbia per una guerra che ancora una volta colpisce i loro fratelli e sorelle, come in Iraq o in Libano prima. E questa rabbia è diventata nei racconti giornalistici “fondamentalismo” per la determinazione e per le preghiere che spesso hanno accompagnato le manifestazioni; è diventato “antisemitismo” per le bandiere con la Stella di Davide bruciate. Purtroppo quel simbolo è lo stesso che vedono sui carri armati e gli aerei che uccidono in Palestina: questo dovrebbe essere lo scandalo. Noi, convinti che in Palestina sia in corso un conflitto politico e non uno “scontro di civiltà”, siamo con quei giovani e manifesteremo ancora insieme a loro. Crediamo sia urgente arrivare nel più breve tempo possibile a una manifestazione nazionale ampia e unitaria che raccolga tutti i democratici, chi in questi anni ha dato vita al grande movimento contro la guerra e tutti quelli che chiedono, con le stesse parole d’ordine dei pacifisti di Tel Aviv, israeliani e palestinesi: BASTA MASSACRI, BASTA CON L’ASSEDIO, BASTA OCCUPAZIONE Sinistra critica movimento per la sinistra anticapitalista December 10 fuori controlloFouri dal ControlloIl volantino dell'occupazione del 03 dicembre:
Nasce a Padova un nuovo spazio “fuori dal controllo” Arriva un momento in cui bisogna rompere gli indugi, un istante nel quale ci si deve mettere in gioco e mettere in gioco le proprie abitudini e le proprie “sicurezze” per compiere un passo in avanti concreto nel tragitto che ci separa dal raggiungimento dei nostri bisogni e dei nostri desideri. Un passo in avanti innanzitutto per rendere palese che chi esercita controllo e potere non avrà mai le nostre vite, le nostre menti, il nostro presente e il nostro futuro. Noi oggi pensiamo di compiere uno di questi piccoli passi, uniti da un sentore collettivo che esige sempre di immaginare e costruire l’impossibile. Lo spazio che da oggi viene occupato dai nostri corpi impazienti e dai nostri saperi ribelli e che siamo pronti a difendere con tutta la forza della nostra determinazione si chiamerà: Un laboratorio politico, sociale, culturale e artistico che vuole innanzitutto fornire, a chi lo vivrà e a chi semplicemente lo attraverserà, nuovi strumenti di comprensione di se stessi e della realtà circostante in un contesto sociale in cui i nostri “formatori”, della televisione o dell’università non fa differenza, ci insegnano, senza darci pace, che la regola numero uno è rassegnarci all’immutabilità dell’attuale stato di cose. In uno scenario in cui la messa in discussione degli equilibri costituiti eccede la sempre tollerata azione partitica e sindacale, il rischio è di essere stigmatizzati come nemici del “benessere” e dello “sviluppo” della intera comunità. Occupiamo perché diffidiamo dei nostri “formatori”; abbiamo il forte sospetto che ci stiano ingannando. Occupiamo perché la nostra fame di sapere ha bisogno di uno spazio fisico per diventare energia dirompente in grado di costruire alternative di vita singola e collettiva rispetto alle previsioni e prevenzioni dell’asfissiante controllo sociale neoliberista. Vogliamo sapere, essere consapevoli e così poter agire, confliggere. Vogliamo sapere perché siamo precari, sapere perché siamo insoddisfatti, sapere cosa accade alle nostre università vittime del definitivo smantellamento del welfare e protagoniste di una delle contestazioni più diffuse e radicali vissute negli ultimi anni, sapere perché i nostri governi bombardano e occupano altri stati, sapere perché gli spazi dell’emarginazione e dell’esclusione sociale si stanno ampliando a dismisura. Costruire un osservatorio che analizzi in modo critico gli aspetti più contraddittori dell’attuale modello di sviluppo, un modello che tenta di imporre nelle nostre vite il paradigma securitario e che oggi su scala globale vive una crisi senza precedenti. È questo uno dei primi obiettivi che ci poniamo. Formazione, lavoro, guerra: pensiamo sia imprescindibile affrontare ed indagare criticamente queste realtà della nostra vita quotidiana con gli strumenti dell'inchiesta e dell'autoformazione per comprendere la complessità e la vera natura del potere contemporaneo, individuare e liberarsi delle strategie di controllo sociale ed essere in grado di costruire concretamente esperienze nuove di relazioni sociali, di trasmissione di saperi e di trasformazione dell'esistente. Incontri, dibattiti, gruppi di lavoro, incontri di autoformazione, proiezioni, pubblicazioni, percorsi di inchiesta e conricerca….ma anche azioni dirette per rallentare e contrastare il dilagare della precarietà, contrapporci alla svendita dell’università e alla mercificazione della cultura, difendere la calpestata dignità dei migranti, sabotare i sistemi di controllo e sorveglianza e altro ancora. Siamo impazienti di partire ma soprattutto di raccogliere proposte nuove da tutti quelli che vorranno camminare con noi. Siamo quelli senza piattaforma, senza libretti rossi ed ideologie, non abbiamo gerarchie e piani politici prestabiliti.Siamo imprevedibili e desideriamo sorprenderci e sorprendere, alimentare dubbi e sospetti, emanare creatività e conflitto, giorno dopo giorno, ripartendo da questo spazio. Vogliamo solo mettere a disposizione di noi stessi e di tutti quelli che vorranno uno spazio capace di aprire delle “possibilità”, possibilità di scegliere, di sapere, di essere un po’ meno insoddisfatti… LABORATORIO DI INCHIESTA E DI AUTOFORMAZIONE “FUO.CO”
Padova, 4 dic. : Nel pomeriggio a Padova ci sono stati alcuni scontri tra agenti della polizia e studenti del collettivo universitario di Scienze Politiche. Tre agenti sono rimasti contusi, e sono stati portati al pronto soccorso per accertamenti. Un agente e' stata ricoverata con una ferita lacero contusa alla testa.
Secondo la versione della Polizia, i tafferugli sono scoppiati quando una ventina di attivisti del collettivo di Scienze Politiche ha tentato di entrare con la forza nel cortile del municipio di Padova a Palazzo Moroni, attraverso un cancello che era presidiato dagli agenti della Polizia di Stato. Al tentativo di sfondare da parte degli studenti, le forze dell'ordine hanno risposto con una carica, nel corso della quale alcuni agenti sono rimasti contusi. I giovani dei centri sociali volevano protestare contro lo sgombero avvenuto in mattinata di una palazzina abbandonata, di proprieta' del Comune in Via Sarpi, che ieri sera era stata occupata dagli stessi studenti universitari. E nel corso dello sgombero in mattinana , c'erano gia' stati momenti di tensione con la polizia, e due studentesse del collettivo erano state medicate per alcune escoriazioni. Secondo la versione dei ragazzi, attorno all'una è scattato uno sgombero forzato della palazzina del Comune occupata dagli studenti nei giorni scorsi mentre erano in corso delle per liberarla. Secondo i ragazzi in Comune era stato già raggiunto un accordo per lo sgombero volontario della palazzina situata in Via Sarpi a partire da lunedì. L'accordo prevedeva la restituzione dei locali all'associazione che li aveva in concessione, pur non usandoli, per attività sociali. Sempre secondo il racconto degli studenti nonostante le trattative in corso con il Comune, in mattinata la polizia ha proceduto a sorpresa allo sgombero dello stabile abbandonato da tre anni dall'associazione a causa della mancanza di fondi per il restauro dei locali. La palazzina era stata occupata solo da pochi giorni dagli studenti del collettivo di Scienze politiche. Quando i giovani hanno cercato di protestare con il sindaco di Padova per il blitz della polizia, è scattata la nuova carica nel cortile del Municipio e quindi gli scontri. COMUNICATO DEL LABORATORIO FUO.CO:
Dopo quasi un anno dall’ultimo sgombero, ieri 3 dicembre, come attivisti del Collettivo scienze politiche- Laboratorio Fuo.Co. abbiamo occupato uno stabile in disuso da cinque anni, in Via Beato Pellegrino 204, di proprietà del Comune di Padova, per dare spazio ai nostri progetti di inchiesta, autoformazione a ricerca sulle nuove forme di controllo sociale e le politiche securitarie che sempre più governano le nostre città e le nostre vite. Il sindaco Zanonato, nonostante le nostre ripetute e continue richieste di dialogo e di apertura di un tavolo di trattativa sulla questione degli spazi, non si è nemmeno degnato di comunicare con noi ed ha firmato questa mattina un’ordinanza di sgombero dello stabile che abbiamo occupato. Alle 13 sono arrivati una decina di agenti DIGOS che, senza nessun preavviso nè spiegazione, ci hanno aggredito a calci e pugni, trascinandoci fuori e costringendoci a uscire dallo stabile. A sgombero avvenuto è arrivato un vigile urbano che, “tempestivamente”, ha notificato lo sgombero mentre sopraggiungeva una camionetta della celere. Subito dopo ci siamo diretti verso palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, per chiedere spiegazione dell’improvviso e violento sgombero. Sul luogo si trovavano già diversi agenti DIGOS e due volanti della polizia. All’interno del cortile, la polizia coadiuvata da zelanti vigili urbani, manganelli alla mano, ci ha respinto sul cancello placcando e fermando un nostro compagno. Abbiamo subito e con forza dato vita ad un presidio molto determinato a richiedere la liberazione del nostro compagno fermato, venendo ripetutamente caricati dalla polizia e dal reparto celere arrivato dalla Questura. Nelle cariche sono stati coinvolti anche passanti inermi che tornavano dalla spesa al mercato e quattro studentesse che hanno riportato ferite e contusioni alla testa e alle braccia con prognosi tra gli 8 e i 10 giorni, tra cui una ancora in osservazione in ospedale. Denunciamo con forza chi ancora una volta dimostra di utilizzare le forze di polizia per trincerarsi dietro questioni di ordine pubblico invece che affrontare le reali esigenze della città che amministra. Denunciamo l’estrema gravità del comportamento del sindaco Zanonato, completamente sordo alle richieste di spazi di agibilità da parte degli studenti e dei precari, un sindaco che dimostra in ogni ambito la propria deriva repressiva e poliziesca attraverso politiche securitarie, militaresche nelle strade e polizia per schiacciare ogni forma di conflitto e mobilitazione nella città. Noi la crisi non la paghiamo Il FUO.CO. non si spegne Laboratorio FUO.CO. - Collettivo Scienze Politiche December 03 strategia della tensione..Alex Boschetti e Anna Ciammitti nel loro libro "La strage di Bologna"(edizioni BeccoGiallo), che analizza la strage del 2 agosto 1980 e tutti i riscontri delle indagini, compresi i depistaggi attuati da Licio Gelli, considerano i NAR un punto di snodo nella strategia della tensione insieme con la P2 e la CIA per attuare uno spostamento dell'Italia verso destra con un golpe strisciante aiutato da gran parte dei rappresentanti di governo e servizi segreti (in buona parte iscritti alla loggia coperta P2).
Strategia della tensioneDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.November 08 MANIFESTAZIONE venerdì 14 NOVEMBREMANIFESTAZIONE venerdì 14 NOVEMBRE Il prossimo venerdì ci sarà una manifestazione studentesca nazionale contro riforma gelmini, leggi 133 e 137 ecc ecc per università e scuole medie superiori. Certo, tutte cose già approvate, ma appunto per questo è importante andare! Perché la protesta che abbiamo costruito, la nostra indignazione e il nostro dissenso, non possono limitarsi a qualche assemblea o manifestazione PRIMA dell'approvazione. è proprio questo che loro vogliono! "lasciamoli far casino che dopo che l'abbiamo approvata si calmano le acque". Ma la nostra onda non si può fermare. il nostro dissenso e la nostra rabbia per lo smantellamento della scuola pubblica, per la sua privatizzazione e i tagli (quando invece si trovano i soldi per le banche o per i caccia e non per cose come scuola o ecologia!), quelle circa 10mila persone che erano in corteo a padova giovedì 30, c'è TUTTO ancora, non svanisce nel nulla, perché noi le conseguenze le dovremo pagare! noi la crisi la dovremo pagare, come dice lo slogan! per questo motivo le occupazioni continuano dove ci sono (a roma, a napoli...) in modo da far durare la protesta perché solo così possiamo essere incisivi e -attenzione! - non è vero come molti credono che siamo sconfitti in partenza. l'esperienza francese di due anni fa lo mostra: hanno prima bloccato le scuole con il consenso di tutti e poi hanno bloccato tutto in sciopero generale. in questo modo il governo è stato costretto a ritirare una riforma, che era mooooolto meno peggio di quella che ci aspetterebbe a noi. facciamo la nostra parte: le scuole e le università padovane non sono occupate, niente di tutto ciò. mostriamo però che il modello di scuola, università e lavoro che ci propongono (e quindi la società, perché è su questo che si basa) REALMENTE NON LO VOGLIAMO e uniamoci in molti per andare a Roma a dirglielo in faccia chiaramente, anche se in modo civile! noi studenti siamo stati spesso (anche in assemblea l'altro giorno) detti "ignoranti", "fannulloni"....mostriamo che non è così! e mostriamogli anche - visto che sembrano non arrivarci - che se una parte di noi lo è, c'è un motivo: se ci abbassano la qualità dell'insegnamento, saremo forse meno ignoranti? se riducono l'orario scolastico delle scuole elementari a 24 ore (solo mattino) e non forniscono valide alternative accessibili a tutti, e quindi costringono a parcheggiare i bambini davanti alla TV per ore....crescerà il futuro forse più cosciente e meno superficiale? quelli che sono stati erroneamente chiamati "licenziamenti" e che sono in realtà "non assunzioni" chi andranno a colpire se non NOI che non troveremo lavoro e che saremo costretti sempre di più ad accettare il lavoro precario? per venerdì è quindi stato organizzato un treno speciale da padova il cui prezzo, contrattato con trenitalia è intorno ai 10 euro. facciamo in modo, o curiel, di non rendere vana la fatica di organizzare una 24ore non-stop come protesta, di non farci chiamare stupidi e mostrarci invece coscienti di quello a cui andiamo incontro! venite in tanti con noi venerdì a roma, a conoscere un'altrnativa a ciò che vogliono che accettiamo in partenza! a conoscere altre realtà con altre esperienze ma con le nostre stesse motivazioni.... a riprendere slancio ed energia per dire un NO deciso e nescessario, che duri a lungo anche nella nostra padova! cavolo volevo scrivere meno,ho scritto di getto. ma per favore leggetelo, poi liberissimi di avere la vostra opinione - dirla o portarvela in tomba - ma almeno leggete! October 30 piazza navona roma
http://www.youtube.com/watch?v=osxWdmQUQTw
http://www.youtube.com/watch?v=Y55Wl3PFxWQ
FATE GIRARE QUESTI VIDEO INSIEME ALLE PAROLE DEL GIORNALISTA DI REPUBBLICA.. SE LORO PENSANO DI MANIPOLARE L'OPINIONE PUBBLICA INQUESTO MODO , CON LA DISINFORMAZIONE, NOI RISPONDIAMO CON LA CONTRO-INFORMAZIONE USANDO I CANALI CHE ABBIAMO...
Da " La Repubblica", 30 ottobre 2008
"Era stato un corteo allegro, pacifico, finché non sono arrivati quelli con i caschi e i bastoni. Sotto gli occhi della polizia. Una cosa da far vomitare. Dovete scriverlo. Anche se, dico la verità, se non l'avessi visto, ma soltanto letto sul giornale, non ci avrei mai creduto".
Decido di seguirli ma vengo fermato da un poliziotto. "Lei dove va?". Realizzo di essere sprovvisto di spranga, quindi sospetto. Mentre controlla il tesserino da giornalista, osservo che sono appena passati in venti. La battuta del poliziotto è memorabile: "Non li abbiamo notati".
"Hai voglia a organizzare proteste pacifiche, a farti venire idee, le lezioni in piazza, le fiaccolate, i sit in da figli dei fiori. Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l'idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo"
October 28 sostegno alla scuola pubblica da ecoage
October 26 Le dichiarazioni di Cossiga.Le dichiarazioni di Cossiga. Andrea Cangini per il "Quotidiano nazionale" del 23.10.2008 (intervista) Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d’essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché è l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico Pci ma l’evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà quantomeno una figuraccia». Quali fatti dovrebbero seguire? «A questo punto, Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno». Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino di dodici anni rimanesse ucciso o gravemente ferito…». Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». Nel senso che… «Nel senso che le forze dell’ordine dovrebbero massacrare i manifestanti senza pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli a sangue e picchiare a sangue anche quei docenti che li fomentano». Anche i docenti? «Soprattutto i docenti. Non quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!». E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio». Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà ad insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate Rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale». E’ dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo». Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti. «Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama…». Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente… «Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all’inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com’era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla… Ma oggi c’è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente». October 13 ipotesi..L'IPOTESI DI CALAMANDREI
Pietro Calamandrei (1889-1956) è stato un giornalista, giurista, politico e docente universitario italiano.
discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell'Associazione a difesa della scuola nazionale (Adsn), a Roma l'11 febbraio 1950.
« "Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in un alloggiamento per manipoli; ma vuole istituire, senza parere, una larvata dittatura.
Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia perfino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di stato. E magari si danno dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece cha alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo apertamente trasformare le scuole di stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tenere d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi, ve l'ho già detto: rovinare le scuole di stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico" »
e se si continuassero a tagliare i fondi abbiamo la soluzione, ringraziamo x questo la santa sede
poiche' il Papa ha detto che i soldi non sono nulla, propongo alla Ministra di dirottare l'8 per mille della chiesa cattolica alla scuola pubblica mr incontrollabile
Anno 2008,
October 07 riforma gelmini-studenti medivenerdi 10 ottobre manifestazione studentesca: LEGGETE PERCHè!!!possiamo fermare i provvedimenti della gelmini UNITI!!!QUESTA MANIFESTAZIONE NON è DI SINISTRA e NEANCHE DI DESTRA MA:DEGLI STUDENTI!FAI GIRARE LA MAIL!
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